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Memoria condivisa · come cerca l'AI

Prima l'indice, poi la pagina giusta.

Chiedi «quando abbiamo deciso questa cosa?» e la tua AI la trova, anche se l'hai scritta sei mesi fa. Ecco cosa succede davvero, in cinque passi e senza tecnicismi.

I cinque passi

Come una persona che cerca in un libro: indice, pagina, capitolo.

  1. L'AI sceglie le parole. Dalla tua domanda tira fuori due o tre parole chiave, non la frase intera. «Quando abbiamo cambiato il corriere per Rossi?» diventa corriere Rossi.
  2. Il brain guarda nel suo indice. Non rilegge le note una per una: ha un indice già pronto di tutte le parole, come l'indice analitico in fondo a un libro, che si aggiorna ogni volta che qualcuno scrive. Cerca anche nei nomi dei file. Se con tutte le parole trova poco, riprova con «almeno una di queste».
  3. Torna un elenco, non le note. Per ogni nota trovata: dove sta, di quando è, e le due o tre righe in cui compaiono le parole. Come i risultati di un motore di ricerca: titolo e due righe sotto. Le note che hanno solo alcune delle parole stanno in fondo, sotto una riga che dice «forse».
  4. L'AI apre la nota giusta, tutta. Dall'elenco sceglie quella che risponde, guardando anche la data, e la legge dalla prima all'ultima riga. È qui che trova la risposta, non negli estratti.
  5. Se serve, prende il fascicolo intero. Quando una nota non basta, chiede tutta la cartella: le regole di quel cliente, la sua scheda, le ultime decisioni e le note più recenti, in un blocco solo. E il blocco dice per nome cosa non c'è entrato, così l'AI può chiederlo.

Trovare una nota non è avere il quadro

Sono due domande diverse, e Cobrain risponde a tutte e due.

«Quando abbiamo cambiato corriere?» è una domanda da indice: si cerca, si apre la nota, fine. «Lavoriamo su Rossi» è una domanda da fascicolo: prima di fare qualsiasi cosa l'AI deve sapere le regole di quel cliente, cosa è stato deciso, cosa è successo nelle ultime settimane. Nessuna ricerca per parole gliele dà tutte insieme.

Per questo ogni cliente, progetto o persona che segui è una cartella con una scheda. Quando l'AI apre la cartella riceve prima le regole, poi la scheda, poi le decisioni, poi le note dalla più recente. Quello che pesa troppo resta fuori ma viene nominato: una nota da ottanta pagine si apre da sola, quando serve, non a ogni domanda. Il dettaglio su cosa entra e in che ordine è nella pagina sui costi di contesto.

Perché funziona con file e cartelle

L'indice si costruisce quando scrivi, non quando cerchi.

Una nota per ogni sessione di lavoro, col giorno nel nome e un titolo che dice il fatto: «Corriere cambiato: espresso, mai il venerdì», non «Aggiornamento». È la stessa cosa che faresti in un archivio di carta, e per l'AI è oro: la data la legge dal nome, il fatto dal titolo, e il resto dal testo.

Non c'è un'AI che rilegge tutto a ogni domanda per «capire» cosa serve: l'indice si aggiorna mentre scrivi e la ricerca è una lettura di indice, veloce e gratuita. È anche il motivo per cui la memoria resta tua: sono file Markdown in cartelle vere, li apri con qualsiasi programma e te li porti via interi.

Per chi vuole i nomi

Gli strumenti che la tua AI usa in questi cinque passi.

Cercare è search, aprire una nota è read_file, prendere il fascicolo è load_context, e il primo sguardo a un cliente è start_session. Sono quattro dei diciassette strumenti documentati, e la tua AI li sceglie da sola.

Gratis, senza carta

Prova a chiederglielo.

Collega la tua AI, scrivi tre note come le scriveresti per un collega, e fra una settimana chiedile quando avete deciso una cosa.

Crea il tuo brain, è gratisEntra nel tuo brainMille note, tutte le AI che vuoi collegare.